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Cecilia Ventriglia

Rosaspina

CollaborAction Kids 2018

“Quando dormo sogno una stanza bianca e una coperta pesante che mi schiaccia il cuore e mi tiene inerte quasi fossi morta” Liberamente ispirato alla fiaba di Rosaspina dei Fratelli Grimm, il progetto coreografico Rosaspina trae spunto da un testo originale e non pubblicato di Barbara Lachi. Il desiderio è quello di affrontare sotto vari punti l'idea della crescita sia intesa come passaggio da un'età infantile ad una adolescenziale che prepara alla vita adulta, sia ad una crescita spirituale che può riguardare ciascuno di noi nel momento in cui un evento, una situazione blocca le nostre capacità di reagire e di affrontare il mondo. Uno spunto particolare lo hanno offerto le vite dei hikikomori (letteralmente “stare in disparte, isolarsi”) che volontariamente decidono di chiudersi in sé stessi e nella propria stanza. Questa auto privazione tuttavia non è totalmente negativa poiché consente loro di entrare profondamente in sé stessi. Rosaspina  con il suo sonno preparatorio alla vita  rappresenta un archetipo per eccellenza. La prova a cui viene sottoposta è un sonno lungo cento anni. Sembra quindi inattiva, inerte, ma dentro di lei si agitano sogni, desideri, paure ed emozioni. Rosaspina è una fiaba che rappresenta la difficoltà di crescere di aprirsi al mondo e di farlo entrare in sé. Sottolinea anche la necessità di una lunga e calma concentrazione e del ripiegamento su se stessi in fasi della vita delicati come quelli pre-adolescenziali e adolescenziali. Come sottolinea Bruno Bettelheim, uno dei massimi esperti di psicologia infantile, le ragazze ed i ragazzi nel periodo della pubertà spesso “attraversano una fase di apatia e di introspezione (…). Il ripiegamento su di sé, che esteriormente dà un’idea di passività, si determina quando nella persona si svolgono processi mentali interiori di tale importanza da lasciare senza energie per un’azione diretta verso l’esterno.” Rosaspina è una fiaba che incoraggia il bambino a non aver paura dei pericoli della passività. In modo simbolico la fiaba afferma che solo dopo aver raccolto le proprie forze nella solitudine si può poi diventare se stessi. Un periodo di quiescenza di contemplazione e di introspezione può produrre i massimi risultati. E’ nato così il desiderio di dare vita a Rosaspina e alla sua solitudine, partendo esclusivamente dal momento in cui è costretta nel sonno, immaginando lo spazio scenico come una grande stanza vuota dove si trovano soltanto Rosaspina e la sua coperta e saranno loro gli unici protagonisti. La prima immagine vuole essere quella della fanciulla dormiente sotto la coperta, una situazione immediatamente riconoscibile e associabile non solo alla fiaba in questione ma anche a qualcosa che riguarda tutti, bambini ed adulti, nel quotidiano, il momento del sonno, del sogno e della notte quando si chiudono delle porte ma si aprono delle altre…più misteriose, fragili, ma che possono poi rivelare tanta luce. La coperta che nel racconto riscritto viene tessuta dalla vecchia filatrice per far addormentare e proteggere Rosaspina, diviene nella performance il suo alter ego. Una presenza forte con una propria personalità in cui si mescolano attenzioni e prevaricazioni. La coperta rappresenta il sonno, la passività in cui è costretta Rosaspina e diventa anche l’unica presenza a cui la protagonista può relazionarsi, a cui forse lei stessa e la sua immaginazione decidono di dare un’anima, di renderla viva. Rosaspina si presenta quindi come la narrazione poetica di ciascuno di noi; poiché in realtà non nasciamo un'unica volta ma ogni fase della vita si manifesta come una fine e un nuovo inizio. Il sonno di Rosaspina che sospende la vita e la mostra indifesa per quello che è, rimanda alla notte, al sogno, ad un buio necessario per andare alla ricerca di sé stessi, per un viaggio attraverso l’ignoto, l’oscuro, il bene e il male che forgiano ognuno di noi. Allo stesso modo le radici degli alberi viaggiano verso il centro della terra e poi al culmine dell’inverno i germogli spuntano verso la superficie. Il progetto attraverso gestualità e fisicità e attraverso il tentativo di attribuire un’anima alla coperta, rendendola viva, vuole raccontare del sonno e dei sogni della fanciulla addormentata. Ciò che avrebbe potuto fare e che potrebbe fare se non stesse dormendo. I ricordi della sua storia e dei suoi sogni si sommano al suo desiderio di vita. Le inquietudini, le malinconie. Questa ramificazione di pensieri e riflessioni si manifesta in un viaggio tra sonno e veglia in cui la coperta e Rosaspina si trovano a dialogare, a diventare una cosa sola a danzare a lottare… La “coperta rossa” rappresenta il sonno in cui Rosaspina è intrappolata. Una coperta che culla, accarezza, riscalda ma anche blocca e costringe. “Intorno alla mia casa mia madre ha piantano rose immense, profumate, inebrianti e minacciose, con spine sempre più fitte come ad impedire al mondo di entrare” I genitori di Rosaspina apparecchiano la tavola della festa solo per docici ospiti perché per questo numero era il servizio di piatti d’oro, ma le Fate erano tredici e le conseguenze di questa dimenticanza ricadranno su Rosaspina condannata ad un sonno lungo cento anni. Questo è ciò che accade nella vita di ciascuno di noi: l’inadeguatezza dei genitori ad affrontare le nuove necessità che emergono nei propri figli li espongono ad un destino di morte e resurrezione. “Il mio nome è morbido e profumato ma anche duro e tagliente: ROSAspina.” APPROFONDIMENTO Il processo creativo parte da un lavoro puramente fisico con una coperta, sperimentando innanzitutto varie possibilità di relazione e azione concreta con l’oggetto coperta e tentando di affidarle un’anima, di renderla viva come accade con i burattini. L’idea è che in scena ci siano due protagonisti: Rosaspina e la coperta che instaurano un diaologo, un confronto, una lotta. La coperta che accoglie, accarezza, riscalda ma allo stesso tempo blocca e trattiene. Al momento immaginiamo lo studio coreografico come costituito da quattro sezioni: La prima vede Rosaspina dormiente immobile come fosse morta mentre a prendere vita è la coperta che incombe su di lei e agisce su di lei come avesse tra le mani una bambola e potesse giocarci, con cura, accarezzandola ma anche scuotendola e prendendosene gioco. La seconda vede Rosaspina in una sorta di risveglio apparente… in cui padroneggiano forse i suoi sogni e ne nascono immagini in cui il suo corpo insieme alla coperta assume nuove forme, fuori dell’ordinario, un corpo plasmato e che sembra agire lontano dalla realtà, nel sogno, nelle proprie fantasie… Nasce qui anche un dialogo tra Rosaspina e la coperta, una comunicazione che si traduce in momenti in cui danzano insieme, complici, ma anche a momenti in cui la coperta violentemente prova a trattenere la protagonista. La terza vuole essere un momento di confessione di Rosaspina alla coperta di tutto il groviglio di pensieri che racchiude nel suo animo. Dal punto di vista coreografico è una costruzione di movimenti ed azioni in ginocchio, una danza “tagliata a metà” come se ci fosse una menomazione che non consente di avere lo spazio e la forza per “crescere”: pulsioni inconsce che non hanno ancora trovato una forma definitiva. Vorrei creare quindi un momento in cui simbolicamente Rosaspina prova a comunicare alla propria coperta i suoi desideri, quello che avrebbe voluto fare e che ancora non ha fatto. Vorrei che fosse una danza alla ricerca di una libertà ancora solo immaginata e non conquistata. La quarta rappresenta il momento in cui inizia ad emergere il coraggio e la consapevolezza in Rosaspina per iniziare a muovere i suoi passi da sola e abbandonare la coperta e tutto ciò che rappresenta. Riesce finalmente a mettere in un angolo ciò che la proteggeva e la bloccava allo stesso tempo costringendola ad un sonno che non le permetteva di vivere la sua vita. Inizia la sua danza, sicuramente ancora incerta, instabile, ma una danza in piedi, una danza di scoperta e di libertà. Il roveto che circonda la sua camera finalmente si aprirà ai suoi passi… Il materiale creato vuole essere incorniciato da un’atmosfera notturna… la notte è il tempo del sonno e dei sogni, suscita pensieri ed emozioni che non appartengono alla sfera dell’ordinarietà. Lo spazio scenico è vuoto, stiamo però progettando la realizzazione, attraverso il semplice utilizzo di silouette realizzate con la carta ritagliata e poste davanti a delle quarzine, un effetto di groviglio di rami e spine sottoforma di ombre proiettate tutt’intorno allo spazio scenico ma che si imprime anche sull’abito di Rosaspina, un groviglio di rami e pensieri, una ramificazione di rose ma anche di spine che imprigionano Rosaspina. Ci interessa incorniciare il lavoro coreografico in un’atmosfera Romantica, sia perché è l’epoca in cui si inquadrano le fiabe dei Fratelli Grimm, sia perché romantico è l’atteggiamento di Rosaspina e della sua fuga dalla realtà per rifugiarsi nel sogno, nel suo groviglio di sentimenti e di visioni. Anche dal punto di vista musicale ci piacerebbe frugare tra melodie di pianoforte di epoca romantica quali quelle di Chopin, Schumann, Liszt, rivisitate però in chiave contemporanea attraverso l’ausilio della musica elettronica.

- Toscana -

Cecilia Ventriglia

Danzatrice-autrice, dopo la laurea in Scienze della Comunicazione e dopo gli studi di danza, inizia nel 2005 a lavorare come interprete con varie compagnie tra le quali Sosta Palmizi e la compagnia ceca Farm in The Cave (vincitrice del XII Premio Europa per il Teatro-2010). Dal 2013 crea suoi spetta...
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