Gaetano Palermo e Michele Petrosino
Bow
progetto selezionato per ResiDance 2026
una performance di Gaetano Palermo, Michele Petrosino
sound design Luca Gallio
light design in via di definizione
produzione KLm
con il sostegno di SIAE - Per Chi Crea, supportER - Rete Anticorpi Emilia-Romagna
Bow è un progetto coreografico incentrato sull’atto dell’inchino o della riverenza (in inglese bow) tipico dei contesti teatrali e religiosi e diffuso in forme e modalità differenti anche sul piano sociale dei saluti, del riconoscimento e del consenso. Attraverso una scrittura incarnata nel corpo dei performer, l’idea è quella di sviluppare un’analisi delle tensioni e delle ambiguità tipiche di questo gesto ripercorrendone la storia attraverso un catalogo delle sue varianti volto a coglierne le implicazioni sociopolitiche e psicologiche.
Insieme ripiegamento verso il sé e apertura verso l’altro, la pratica dell’inchino o della riverenza, è segno di un’attestazione di presenza cui si riconosce potenza vitale, mondana o divina. A questo riconoscimento, di cui l’inchino è la significazione corporea, corrisponde una disposizione umana di dipendenza, obbligo, servizio o preghiera, volti al trascendimento di un limite o all’ottenimento di un dono, di una grazia. Al confine tra intimità soggettiva e rappresentazione pubblica, questo gesto assume diverse significazioni in base al grado di piegamento che dalla semplice inclinazione del capo può arrivare fino alla genuflessione o alla prostrazione assoluta. Abnegazione e salvezza, servilismo e potere convivono in una tensione fisica che trova nell’inchino la sua fragile e potente misura.