Elisa Sbaragli
LA PLAZA
progetto selezionato per ResiDance 2026
coreografia Elisa Sbaragli
danza Rafael Candela
suono Edoardo Sansonne
dramaturg Lorenza Guerrini
direzione creativa Marco Burchini
referente tecnico Fabio Brusadin
produzione TIR Danza
con il supporto di CROSS Residence, Teatri di Vita nell’ambito del Progetto CURA 2025
residenza artistica IntercettAzioni – Centro di Residenza Artistica della Lombardia / Teatro delle Moire (Milano)
In La Plaza si vuole aprire una riflessione sull’evoluzione del concetto di spazio pubblico: quali rituali vengono accolti nello spazio pubblico e quali, invece, ne restano esclusi? In che modo le azioni collettive trasformano il modo di abitare lo spazio pubblico?
Una riflessione su più livelli, fisico e di significato, della piazza: luogo sociale e politico per eccellenza, un punto d’incontro, di aggregazione, di scambio commerciale e culturale, di protesta, di culto e dichiarazione.
Nel lavoro andremo quindi a studiare e catalogare quei rituali collettivi e individuali che avvengono o meno all’interno di questo spazio pubblico, coniugando i rituali del passato, del presente e immaginando quelli del futuro per comprendere le trasformazioni nel tempo, i limiti, i potenziali e come questi modificano il suo significato stesso.
Il nostro modo di abitare gli spazi è definito da rituali collettivi, che variano a seconda della nostra cultura o condizioni urbanistiche e climatiche: dai giochi di gruppo o di squadra in piazza, ai mercati rionali, fino ad arrivare alle manifestazioni in diversi momenti storici, come quelle di Pro Palestina, di Occupy Wall Street, di Friday for Future, di Non Una Di Meno, a cui si aggiunge una riflessione necessaria sulle nuove politiche restrittive e coercitive imposte dal Governo Italiano con il nuovo DDL sulla Sicurezza.
Gli spazi sono attraversati e modificati anche da rituali individuali, influenzati a loro volta dalla cultura stessa dell’individuo: attendere o incontrare una persona, farsi un selfie, bersi un caffè o fare aperitivo, passeggiare con qualcuno o da soli, parlare al telefonino, creano un’interazione esclusiva e diretta, tra persona e luogo.
Dalla passeggiata alla marcia, dallo stare seduti su un gradino al “sit-in”, il progetto vuole lavorare su come da una semplice azione si può costruire un atto rituale capace di dar forma alla coscienza collettiva.